MA E’ VERO CHE I TEDESCHI BARANO?

Confessiamolo. Dopo aver visto i tedeschi trionfare al Maracanà una certa dose di carogna ci ha assalito. Va bene il virtuosismo economico, ma esser dominati anche nel calcio è davvero difficile da digerire per tutti, figuriamoci per noi italiani.
Ed ecco che, con un sano spirito da “rosiconi”, da qualche giorno nella blogsfera sta trovando un discreto seguito un articolo uscito su Il Giornale (vedi qui) e ripreso da vari blog (es qui) in cui si accusa la Germania di “barare” sui conti pubblici. Sono più bravi? Ma no, semplicemente barano. E non siamo noi a dirlo, è una tesi avvallata da uno studio dell’università austriaca di Linz! E allora possiamo dire che è tutta colpa dell’arbitro e mandar palla in tribuna?
Andiamo con ordine.

Lo studio dell’università di Linz (vedi qui) si concentra sull’economia sommersa in rapporto al PIL. Da questo studio emerge in sostanza che in termini assoluti (e non relativi) il volume di transazioni “in nero” in Germania è più elevato che in Italia. In termini relativi, dato che la nostra economia cresce molto meno rispetto a quella tedesca, riusciamo a mantenerci saldamente in testa in questa virtuosa classifica. Zero a zero, si riparte da capo.

Veniamo ora agli altri punti sollevati dai detrattori della Cancelliera (punti che però non ci azzeccano più nulla con lo studio dell’Università di Linz).

1. Il debito della Banca della Ricostruzione Tedesca (KFW) non è assorbito come debito pubblico mentre lo è quello della Cassa Depositi e Prestiti (nonostante entrambe siano controllate direttamente o indirettamente dallo Stato). In questo caso è vero che la differenza è che i debiti della KFW non sono contabilizzati in quanto la società, per quanto in sostanza pubblica, copre più del 50% dei propri costi con attività “di mercato”. C’è da dire che il debito della CDP (ad esclusione dei buoni postali trasferiti al Ministero delle Finanze) non è compreso nelle statistiche di debito pubblico, pertanto questo punto è infondato.

2. I debiti delle regioni, comuni e province sono in Italia contabilizzati dallo Stato e formano la massa del debito pubblico. In Germania invece il debito dei Lander restano nei bilanci locali grazie al federalismo fiscale. La differenza sostanziale sta nel fatto che il pareggio di bilancio dovrà esser raggiunto nel 2020 e non nel 2016 come imposto ai nostri enti locali. In ogni caso non è colpa dei tedeschi se hanno scelto il modello federale (che consente questo tipo di contabilizzazione) e in Italia se ne sta (solo) parlando da anni.

3. Occupazione. Si ritiene che ci sia un 24% di persone a rischio povertà che non compaiono nelle statistiche in quanto considerati occupati anche i mini job (part time a basso costo a tempo determinato). Se ne conclude che il differenziale di disoccupazione non sia così ampio come le statistiche ufficiali mostrano. In ogni caso il differenziale resta.

4. Sistema bancario. Si sostiene che il passivo delle banche pubbliche dovrebbe esser accorpato nel debito pubblico. In questo caso però i 637 miliardi di crediti inesigibili rappresenterebbero un passivo netto solo nel caso in cui non fossero coperti da attivi. Sul fatto che poi il governo tedesco possa influenzare i mercati per il tramite delle banche possiamo metterci il cuore in pace dicendo che quando c’era da difendere i titoli di stato italiani le banche italiane non si sono di certo tirate indietro (facendoci poi bei soldi…)

5. Aste sui Bund. La tesi è che la Bundesbank intervenga a comprare i titoli non collocati sul mercato primario e li rivenda sul secondario per evitare che i tassi salgano. Questo è espressamente vietato dal Trattato di Maastrich. In realtà ciò che fa la Bundesbank non è un vero e proprio acquisto di Titoli, bensì una sorta di ‘congelamento’ degli stessi. La banca centrale tedesca non acquista i titoli di Stato invenduti sul mercato primario, ma li custodisce in una sorta di conto vendita definito “Ammontare messo da parte per operazioni sul mercato secondario”. A questo punto, se tale procedura è consentita dalla UE, è lecito piuttosto chiedersi cosa aspettino gli altri Paesi dell’Unione a fare lo stesso. A partire, evidentemente, da quelli più in sofferenza.

6. La Germania non sta rispettando le regole sulla bilancia commerciale. In particolare la Germania ha un avanzo di bilancia commerciale del 7%, superiore di un punto al limite dissato dal six pack. Questo non è avvenuto solo nel 2013 ma avviene da 4 anni di fila (il six pack dava 3 anni di tempo per adeguarsi), quindi delle due l’una. O la Germania paga la multa (0.2% del PIL) oppure questa infrazione finirà nel calderone delle negoziazioni a Bruxelles.

Conclusione. Alcuni punti meritano qualche riflessione e potrebbero esser utilizzati in sede negoziale, ma la sostanza resta. Illuderci che la Germania sia nella posizione attuale solo perchè “bara” sui conti è il classico atteggiamento da perdenti. E noi italiani non lo siamo.

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