MALATI DI NAZIONALE? COLPA DI UN VIRUS

Dopo due giorni di sbornia mediatica post partita, tutto o quasi è stato detto o scritto.
Dal morso di Sanchez alla polemica di Buffon su Balotelli, ai moduli cambiati, al toto CT (manca solo Oronzo Canà nella lista dei papabili), alle indiscrezioni sulle wags e chi più ne ha ne metta.
Ma a parte insultarvi con gli amici sui social, vi siete chiesti perchè avete fatto l’impossibile per vedere la partita (magari come qualcuno dei nostri amici eravate in viaggio tra un aeroporto e l’altro e vi siete fiondati nel primo bar dotato di tv) e soprattutto perchè ci siete rimasti cosi’ male all’idea di non poter veder la Nazionale almeno agli ottavi?
Forse una risposta c’è…
Dentro di noi c’è una specie di virus. Questo virus resta dormiente per 2 anni e si risveglia puntualmente per Europei e Mondiali di calcio. Gli effetti sono devastanti. Ansia, palpitazioni durante le partite della Nazionale, curiosità morbosa per formazioni, stati di forma, ultimissime dagli spogliatoi.
Gioia sfrenata in caso di vittoria, depressione nera in caso di sconfitta. Emozioni forti che comunque prendono tempo per esser smaltite. Se poi sei all’estero e ti capita di vedere la partita tra schiere di gufi tedeschi o francesi ecco che il virus si manifesta nelle sue forme più violente.

E’ l’occasione in cui gli istinti patriottici riaffiorano, ci emoziona anche sentire l’inno nazionale.

Possiamo star qui a discutere all’infinito se sia giusto o meno che sia il calcio a svegliare questo istinto piuttosto che altri sport (cosidetti minori) o altri eventi. Non è questo il punto. La verità è che geneticamente siamo fatti così. Giusto o sbagliato che sia, la nazionale di calcio è nel nostro DNA ed è una delle poche cose che riesce ad attivare in modo così contagioso quel virus che si chiama orgoglio nazionale.

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