RESTYLING ITALIA: ALMENO PROVIAMOCI

Ospitiamo l’intervento di un amico, Cristian, che lavora sui “mercati”, è stato un expat e vede molto favorevolmente le ultime mosse di Renzi. Il nostro blog è aperto a tutti; noi nei giorni scorsi abbiamo mostrato minore entusiasmo nei confronti dell’italicum (vedi qui) ma c’è chi la pensa diversamente ed è corretto dare spazio a tutte le voci. Di seguito il suo intervento.

La proposta di legge elettorale su cui i principali soggetti politici hanno trovato al momento un accordo avrebbe potuto essere migliore? Probabilmente sì. Sarebbe stato più elegante è più eticamente accettabile trovare un accordo ampio e potenzialmente perseguibile fra le forze politiche senza coinvolgere Berlusconi? Di nuovo, probabilmente sì.

E forse su diversi altri aspetti molti esponenti politici avrebbero preferito che Renzi si fosse mosso in maniera più pacata, più paziente, più politically correct – con un filo di sarcasmo: nel solco della tradizione politica italiana che predilige sempre e comunque le interminabili e leziose tenzoni verbali ai risultati concreti.

Ma, alla luce delle prime evidenze, la caratteristica cruciale che è troppo spesso (sempre?) mancata alla sinistra italiana e di cui Renzi invece trabocca – il pragmatismo – sta nel giro di poche settimane ottenendo dei risultati che nei 20 anni recenti della politica dei dispetti e dei capricci non si sono mai nemmeno potuti immaginare.

La legge elettorale proposta forse non sarà perfetta, ma con ogni probabilita’ è migliore del Porcellum. Vale la pena tentare.
Siglare un accordo così diretto con Berlusconi, parlando addirittura di profonda sintonia, non è stato indolore per tanta parte del partito e degli elettori del PD. Ma se – e voglio essere ottimista – questo tentativo portasse ai risultati sperati, sarebbe un prezzo assai piccolo da pagare per ottenere grandi benefici per il Paese.
Le liste chiuse dei candidati forse non saranno la soluzione migliore: in tutta onestà vedo pregi e difetti in entrambi gli approcci, comprendendo gli argomenti di chi avversa l’impossibilità di scegliere i propri parlamentari, ma la lista chiusa non mi sembra il male assoluto. Tentiamoci.

Tentiamoci, lo ripeto. E’ una cosa che nessuno ha mai fatto negli ultimi 20 anni.

Ho concentrato finora l’attenzione sulla legge elettorale che, sebbene importante, non credo sia l’aspetto principale del tentativo che Renzi sta portando avanti.
L’intenzione di modificare il ruolo del Senato, rendendolo una Camera di “rappresentanza” e non elettiva, senza il potere di votare la fiducia all’esecutivo e – in sintesi – abolendo un sistema bicamerale perfetto, è perfino commovente tanto sarebbe benefico dal punto di vista istituzionale.
La modifica del Titolo V della Costituzione, che permetterebbe di riordinare l’assegnazione dei poteri assegnati allo Stato e delle Regioni eliminando le materie a legislazione concorrente, rappresenta un altro tassello di estrema importanza.

Certamente è molto presto per cantare vittoria: i potenziali conflitti all’interno del PD (spaesato da questo modo di agire e di guidare il partito), gli improvvisi ripensamenti a cui Berlusconi ci ha abituato, le trattative che potrebbero portare avanti Alfano e Scelta Civica – solo per citare alcuni dei molti ostacoli che questo percorso di riforma dello Stato potrebbe incontrare – insidieranno il buon esito dell’operazione, ma questa volta io voglio essere ottimista e crederci. Davvero.

Portare a termine con successo questo percorso istituzionale (nuova legge elettorale, nuovo Senato, modifica del titolo V), potrebbe finalmente sbloccare il meccanismo democratico della Repubblica Italiana, in modo che possa ricominciare a lavorare in maniera efficiente. In questo momento l’Italia è un motore senza olio di cui addirittura non è in discussione il buono o il cattivo funzionamento: semplicemente il motore non gira più, perché le dinamiche parlamentari e istituzionali alla base della democrazia elettiva hanno grippato.

Quando avremo di nuovo a disposizione un motore funzionante, potremo finalmente tornare a parlare di manovre economiche, riforma del mondo del lavoro, giustizia, ambiente, sicurezza, tasse, welfare… ed essere in grado valutare il lavoro buono o cattivo delle diverse parti politiche, votando i rappresentanti che riterremo più meritevoli.

Non esiste la certezza che questo insieme di interventi legislativi saranno la medicina perfetta e in ogni caso non risolveranno in pochi istanti i problemi dell’Italia.
L’unica certezza è che ora il motore che dovrebbe muovere la Repubblica Italiana non gira più e ogni tentativo di cambiamento ragionevole può solo migliorare la situazione, permettendo al motore di rombare nuovamente.

Ed essendo l’Italia il paese che ha creato la Ferrari, il rombo potrebbe essere veramente emozionante.

Per favore, almeno questa volta, tentiamoci.

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